TEMPO DI BILANCI AZZURRI: PARLIAMO DI VOLLEY

Da poco più di una settimana si sono conclusi, con il torneo di qualificazione per le olimpiadi di Parigi 2024, gli impegni del 2023 delle nazionali di volley, maschile e femminile.

E’ stata un’estate impegnativa in cui gli occhi sono stati puntati sui due appuntamenti più attesi della stagione, europeo e torneo di accesso alle Olimpiadi.

 

 

La premessa che mi permette di fare la mia esperienza da giocatrice è che arrivare a certi appuntamenti pronti e determinati non è cosa semplice, perché le vicissitudini sono tante e bisogna riuscire a gettare sin da subito le basi più consone per centrare gli obiettivi. Io sono sempre più convinta che il campo fornisce le risposte che cerchiamo ma, in alcuni casi, c’è qualcosa che va oltre il campo ed è proprio quel qualcosa che può rovinare tutto.

La squadra con più potenziale va costruita in modo oculato e con intenzioni serie e spendibili. Occorre avere le idee chiare, lontane da influenze di qualsiasi genere. In aggiunta, troppo spesso dimenticati, ci sono dei parametri che a mio avviso non possono restare al margine, specialmente se parliamo di un organico di caratura nazionale. Il primo fra tutti è il merito sportivo, al di là di qualsiasi contorno. Per merito sportivo intendo le reali capacità che un giocatore o una giocatrice dimostra di possedere sul campo, per quello che fa e non per quello che si crede possa fare. Un giocatore forte lo dimostra sempre, con la continuità delle prestazioni e con la capacità di rendere certi gesti tecnici per altri occasionali. Altri importanti parametri sono poi la disciplina, la dedizione verso ciò che si fa, il rispetto, la professionalità e la capacità di essere funzionali alla squadra, ma non come “amico/a del cuore” bensì come pedina tecnica in grado di contribuire al raggiungimento dell’ultimo punto necessario per vincere una partita. Questi parametri, oggigiorno, sono alle volte offuscati da altri aspetti che determinano, poi, degli scenari poco edificanti.

Focalizzandomi sulle due nazionali di pallavolo italiana vorrei cominciare con la nota positiva, anzi sempre più positiva direi. Sto parlando della nazionale maschile di pallavolo che, dallo scorso anno, sta facendo vedere a tutti quanto bello sia giocare a pallavolo. Già è proprio questo quello che trasmettono questi ragazzi, con i loro sorrisi contagiosi e le loro performance sempre concrete e convincenti. Con loro l’argento europeo ha il sapore del trionfo (nonostante tutto) ed anche se il pass per le Olimpiadi non è arrivato al primo tentativo ci lasciano super fiduciosi per quello che accadrà nel prossimo appuntamento utile. E’ una nazionale in grande crescita in cui traspare un disegno tecnico-tattico piuttosto chiaro su cui il sapiente Fefé ha puntato fortemente. Il campo, soprattutto lo scorso anno, gli ha dato ragione ed anche quest’anno ha saputo confermarsi ad altissimi livelli, anche perché nella pallavolo maschile il tasso tecnico delle varie nazionali è molto più equilibrato. Ci sono almeno 9/10 nazionali che possono competere per un posto sul podio nelle varie competizioni. Una Polonia sempre più consolidata a livello europeo, le solite Brasile, Stati Uniti ed anche una Cuba meno sbagliona degli ultimi anni e fatta di giocatori con doti non solo fisiche. Poi Serbia, Slovenia, Francia ed un frizzante Giappone. Ed alcune sorprese come la Germania di Grozer che, a dispetto dell’età, fa danni agli avversari e ha trascinato i tedeschi fino a Parigi 2024.

 

Insomma uno scenario certamente non facile per i nostri ragazzi azzurri che, partita dopo partita, dimostrano crescita e capacità di gioco sempre più assolute. I nostri azzurri non partono spesso con i favori dei pronostici eppure ci hanno consegnato titoli di prestigio enorme, come il mondiale dello scorso anno riuscendo a mettere tutti d’accordo. Sono splendidi ragazzi questi, nonostante a me manchino anche le giocate dello Zar verso il quale avrei riposto ancora della fiducia all’interno di questa nazionale. Ma quest’ultimo è un personale parere che nulla toglie ai tanti applausi che faccio a questa squadra.

Passiamo ora alla nota meno positiva e al caos della nazionale femminile di pallavolo. Sarei capace di scrivere un romanzo su quanto è accaduto durante tutta questa estate ma credo che non abbia alcun senso aggiungere altre parole a quanto sia stato già detto, anzi stra-detto. Chiaramente anch’io mi sono creata dei punti di vista a riguardo e sono giunta alle mie conclusioni, che da giocatrice ben informata non discostano da risapute questioni.

 

 

L’errore più grande credo siano state proprio le troppe chiacchiere da parte di tutti, un progetto troppo incerto e per nulla convincente e delle scelte tecniche alquanto discutibili. Tali scelte non le discuto io, il tipo o la tipa che commentano sui social ma le ha messe in discussione il campo stesso. Per tornare al discorso del merito sportivo sono appunto del parere che le prescelte non siano state tutte all’altezza della convocazione, mentre altre sono state sacrificate (così pare) per ragioni di spogliatoio. Ma io vi chiedo: voi volete una squadra di simpaticone o una squadra di fuoriclasse? Volete gareggiare per il “torneo della parrocchia” o volete (e potevate) vincere un europeo? Io credo che le risposte non vadano nemmeno enunciate. Gli sbagli sono stati lampanti e, ancora una volta, la nazionale femminile ha lasciato l’amaro in bocca. Un quarto posto europeo dove si è perso in tutte le partite “vere” non può renderci felici ed un pass per i giochi sfumato senza troppe incertezze credo abbiano dato ragione a tutte le giocatrici lasciate a casa, non correttamente evidentemente. Onore al merito per tutto quello che le ragazze chiamate in causa hanno provato a fare ma non è bastato. Non ha convinto, semmai ha valorizzato le lacune di un sistema ormai sempre più pilotato e poco ragionevole. Si sta riducendo tutto ad un discorso molto poco sportivo, ma dov’è finita la mia pallavolo? Io ho sempre amato la pallavolo vera, senza condizionamenti e retroscena ma da subito ho capito che questa mia visione di pallavolo esiste solo nei cartoni animati. Peccato per quello che lo sport ci perde e peccato per tutte le giocatrici che vengono assorbite da tali meccanismi. C’è chi ci marcia anche, chi ci sta bene e chi invece viene annientata senza scampo. Quando la pallavolo femminile getterà le basi per progetti meritocratici e non mediatici, quando le giocatrici smetteranno di fare le prime donne, quando chi crea tutto questo circuito penserà a quanto servirebbe mandarlo in corto, quando lo sport tornerà ad essere solo sport allora forse rivedremo una nazionale di pallavolo femminile più vincente e convincente e non dubito che riuscirà ad appassionare tutti. Se si vuole imparare dagli errori allora già nell’immediato futuro potremo ritornare ad apprezzare nuovamente la nazionale di pallavolo femminile, che ci auguriamo potrà puntare a recitare un ruolo da protagonista in ogni manifestazione e a lasciare un segnale positivo indipendentemente dal numero di vittorie. La pallavolo è semplice, basta non renderla altro.

 

 

AA