LA VERA FACCIA DEL CAMPIONE

Ci sono persone destinate a lasciare un segno, persone in grado di rompere gli schemi e di posizionarsi al di sopra di tutti gli altri. Questo accade in tutti gli sport quando al termine di una qualsiasi competizione o di una gara si tirano le somme e si può sempre individuare colui o colei che ha fatto la differenza, i cui rendimenti non lasciano spazio ai dubbi e sanciscono solo primati. Un campione è il più forte di tutti e vince contro ogni avversità ed in ogni situazione. Un campione colleziona trofei e resta impresso nella memoria di chi segue lo sport come colui che ha vinto di più, o meglio ancora tutto quello che c’è da vincere. Le sue gesta diventano storia di sport e saranno poi ricordate nel corso del tempo, anche quando la sua carriera sarà archiviata definitivamente.

Ma davvero la figura del campione è “solo” questo? Soprattutto mi domando se davvero il campione sia esclusivamente colui che gioca meglio e vince di più. Ci sono, a mio avviso, diverse tipologie di campioni in realtà che dipendono dalle nostre concezioni di sport. Lo sport non credo possa limitarsi al mero svolgimento di una determinata attività motoria. Nello sport bisogna metterci un sacco di cose, primi fra tutti dei valori che possono poi rappresentare insegnamenti di vita importantissimi. Lo sport raccoglie in sé tutta una serie di elementi che non possono poi ridursi nel semplice raggiungimento del miglior risultato sportivo.

Anche io, come molti di voi, ho in memoria i miei campioni preferiti, coloro che più di tutti ricordo con stima ed ammirazione. Eppure nella mia concezione di campione non è il risultato sportivo che fa la differenza. Chiaramente anche io resto affascinata da coloro che esprimono un gioco impeccabile e vincono tanto, ma nel mio ideale di campione vengo colpita soprattutto da coloro che, oltre alla performance, ci aggiungono un lato umano fatto di rispetto, correttezza e semplicità.

I veri campioni sono quelli che mi insegnano qualcosa in più di un gesto tecnico fatto perfettamente. Si tratta di chi spesso dimostra agli altri cosa significhino il sacrificio, la disponibilità e l’umiltà. Magari ti regalano un sorriso anche quando vorrebbero scappare in spogliatoio dopo una brutta sconfitta. Sono campioni quelli che sanno riconoscere i momenti, quelli per spingere e quelli per rallentare. Il vero campione, in genere, non è un solitario persino negli sport individuali perché sa competere con gli altri, sa aiutare gli altri e sa esserne parte buona.

Sapete bene che io sono una sportiva da sempre. Ho giocato e gioco a pallavolo in tante realtà e spesso ho potuto constatare come la differenza la facciano i dettagli, quei dettagli che non tutti i “campioni” considerano sempre. Anche il modo di porsi nei confronti di chi ti segue e ti supporta ha la sua valenza e ti qualifica per la persona che sei. Il modo di stare in uno spogliatoio per il bene di obiettivi comuni ed anche il modo con cui si affrontano le ostilità dello stesso. Una persona arrogante e presuntuosa, per quanto forte possa essere, non potrà mai incontrare la mia stima né potrò mai ritenere di essere dinanzi ad un campione. L’umiltà è di pochissimi ormai, perché spesso raggiungere alti livelli ti fa perdere la bussola e la conseguenza è una sorta di muro che si alza verso chi potrebbe emularne comportamenti e atteggiamenti. Purtroppo il sistema sportivo generale quasi mai aiuta le persone ad essere ed esprimersi per come vorrebbero ma, proprio in quei casi, servirebbe capire che galvanizzarsi non è sempre la cosa migliore che si possa fare. A volte i campioni, soprattutto loro che possono permetterselo maggiormente, devono correre dei rischi e portare avanti anche posizioni scomode e battaglie in cui credono senza soffocare i propri ideali e, irrimediabilmente, il proprio essere.

Il campione vince e convince se necessario ma soprattutto insegna. Chi vince senza dare un esempio più ampio di quello che possa essere davvero l’essenza dello sport credo sia destinato a non vincere mai fino in fondo.

Mi piace credere, poi, che i campioni non abbiano bisogno di scorciatoie o strade privilegiate. Il sudore ed i sacrifici ti devono portare fino in cima, non i favoritismi di altri. La meritocrazia, cosa ormai sempre più sconosciuta, mette spesso in condizioni completamente diverse gli sportivi. Qualcuno si trova nelle categorie migliori, con contesti migliori e con il benestare e le spintarelle di tutti. Altri, invece, vengono costantemente ostacolati e messi in contesti in cui emergere diventa una mission impossible. Ma io sono convinta che se uno di questi ultimi riuscisse a rendere possibile la sua scalata allora potremmo davvero trovarci dinanzi la storia più bella di un campione, capace di riconoscere le sofferenze e che possa fare tesoro di tutto quello che, con determinazione e senza sconti, si è dovuto guadagnare. Ecco che sarebbe bello raccontarne le gesta e le eventuali vittorie perché frutto del lavoro duro e del reale merito. Eppure anche chi non arriva al vertice ma custodisce in sé la più bella faccia dello sport può incontrare la stima più grande.

Lo sport è parte della vita e allora si può decidere di essere campioni di sport e/o campioni di vita. Ho imparato che le due cose raramente vanno di pari passo, forse perché chi perde impara di più e può dare lezioni più interessanti a chi si abitua ad avere un percorso più in discesa da sempre e che, per certi meccanismi, potrebbe prendere a schiaffi la propria dignità. Un campione di vita probabilmente potrà alzare meno trofei di altri ma avrà qualcosa in più da insegnare a chi vedrà in lui un esempio vero fatto di valori, coraggio e passione. A volte i campioni giocano al nostro fianco ma spesso siamo troppo impegnati ad essere accecati da quelli che ci vogliono far credere esserlo e resi più blasonati. I campioni veri, al di là del numero di vittorie e di dove gareggiano, non li condizioni, ma condizionano. La vera differenza la fanno così.

 

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