LA PUNTURINA DI TROPPO…
Solo un piccolino ritocchino e poi mi fermo. Sono ormai migliaia le persone che confidano nei “poteri” della chirurgia estetica e sempre più spesso tutto parte dal ritocchino e poi… dove si finisce? L’inizio e la fine credo dipendano molto dalla tipologia di persone che consideriamo e, troppo spesso, le fragilità emotive unitamente alle grandi insicurezze suppongo possano portarci verso la strada sbagliata. Non ci possono mai essere visioni assolutistiche su certe tematiche ma è chiaro che come dice un famoso proverbio “il troppo storpia”.
Sono una persona favorevole al miglioramento fisico, anche laddove dovesse richiedere un intervento chirurgico. Credo che in certe persone possa davvero rappresentare una soluzione alla continua insofferenza che si può celare dietro un naso troppo pronunciato o un seno limitato. Aiuta a sentirsi bene con se stessi e, senza ombra di dubbio, può migliorare l’approccio sociale che ci vorrebbe tutti più pronti e sicuri. Pensiamo anche a quanto la chirurgia estetica possa essere un valido strumento per chi resta malconcio dopo un incidente e come può aiutare nell’elaborazione di un evento drammatico come quello. Può darti la forza di affrontare nuovamente la vita con gioia e speranza senza portarsi dietro dei segni troppo evidenti di qualcosa che si vorrebbe non aver mai vissuto.
Eppure a volte mi chiedo se davvero l’insofferenza personale non sia altro che il risultato del continuo pressing mediatico che ci impone modelli estetici assolutamente inarrivabili e poco realistici, oltre che troppo omologati. Allora anche il malessere va esaminato, perché essere schiavi delle visioni che ci impongono i vari media non può e non deve portare ad un nostro “problema”. Chi stabilisce che i canotti al posto delle labbra siano sinonimo di bellezza? Chi lo ha detto che una ruga in più vada a minare il nostro fascino? Se il bisogno di vedersi con una fisicità differente nasce da un proprio disagio allora è utile provare a fare qualcosa ma, diversamente, le soluzioni vanno ricercate in altro. Non è la società che deve farci sentire “imperfetti” e, conseguenzialmente, meno giusti… meno vincenti.

La chirurgia estetica, poi, gioca a mio avviso un ruolo troppo predominante specialmente per le persone che lavorano mettendo in mostra il proprio aspetto ed anche io, da modella, ne so qualcosa. Per le donne più belle il tempo che passa non è mai facile da accettare e le insicurezze diventano sempre più ingombranti. Chi ha avuto l’abitudine di presentarsi impeccabile e di essere acclamata per una fisicità più che piacevole fa davvero fatica a vedere sul proprio corpo quei cambiamenti fisiologici a cui nessuno può sottrarsi. Anche io, in tutta sincerità, sento il peso degli anni che passano ma cerco di farmi forza e, soprattutto, di dirottare la mia vita e il mio futuro su qualcosa che possa essere meno effimero della bellezza in sé. Un complimento mancante si può superare ma un danno estetico per l’eccesso di perfezionismo può essere anche irreparabile. Troppe donne dello spettacolo sono finite nella morsa negativa della chirurgia estetica da cui se ne esce solo trasfigurate e con una fisionomia pressoché irriconoscibile. Alcune davvero bellissime, donne molto fragili a mio avviso, hanno ottenuto effetti devastanti dai quali difficilmente si torna indietro, anche perché alle volte si finisce per esserne dipendenti. Per non parlare dei danni alla salute che possono arrecare le operazioni fuori senno. I chirurghi, per i propri pazienti, dovrebbero adottare comportamenti meno improntati sul guadagno ma più orientati verso il supporto psicologico di persone evidentemente vulnerabili, quantomeno provando ad illustrare gli effetti a cui si va incontro se non si pongono dei limiti. Non escludo che in futuro possa ricorrere a qualche intervento correttivo ma (me lo voglio augurare fortemente) confido nella mia lucidità per non perdere mai la cognizione di quello che sto facendo e, quindi, non esagerare. Anche la scelta di professionisti affidabili e competenti diventa cruciale per i propri bisogni di miglioramento fisico, pertanto bisogna tenerlo bene a mente.
Ad ogni modo l’ideale penso sia cercare di vincere le proprie insicurezze ed accettarsi finché si può nelle nuove versioni di noi stessi che la vita ci metterà dinanzi, primavera dopo primavera. Nel contempo la società dovrebbe imparare a non fomentare canoni di fisicità improbabili e dare più spazio alla naturalezza, alla bellezza di un’imperfezione che può darci un apprezzabile tocco di particolarità. Credo anche che rendere certe professioni più accessibili a tutti (vedi la proposta di modelle over-size e over-age) possa rappresentare un passo in più verso una più ampia accettazione di noi stessi. Basterebbe in fondo apprezzarci per la nostra unicità e capire che proprio quella può rappresentare un vero e proprio valore aggiunto, perché d’altronde di labbra forgiate col botulino ce ne sono ormai troppe e, prima o poi, passeranno di moda pure quelle. Noi invece, pur con qualche imperfezione, potremmo trovare il giusto equilibrio in qualcosa di più ampio valore che risiede nella nostra sfera interiore. Sicuramente si abbattono così le barriere del tempo e, probabilmente, si può anche imparare a vedersi con gli occhi giusti per sentirsi semplicemente più speciali.
AA